Lettera aperta agli Associati
A Tutti gli Associati ANICA
Sono pochissimi giorni che si è insediato il nuovo Direttivo dell’ANICA e che mi è stato affidato il ruolo di Presidente.
Innanzitutto voglio rivolgere un doveroso grazie indistinto a tutti coloro che hanno partecipato all’assemblea di Parma dimostrando un grande interesse per l’associazione e per il suo futuro, e poi ovviamente debbo un grazie particolare a chi ha voluto vedere in me una opportunità dandomi fiducia col suo voto.
In questi pochi giorni, io, il Segretario avvocato Vincenzo Pellegrini, il Consigliere dr. Giampaolo Teobaldelli e l’infaticabile sig. Ivo Ludi VicePresidente abbiamo già avviato fitti contatti tra noi e con l’Ufficio dando subito corpo alle prime decisioni .
Sento ora la necessità di rivolgermi a voi associati per chiarire con qualche approfondimento il mio pensiero sul presente e sul futuro della nostra comune passione.
Avverto che non si è ancora abbassata la coltre di polvere, sollevata dal turbine delle sensazioni che ha percorso ognuno dei presenti a Parma per tutta la giornata dedicata alle elezioni del nuovo Consiglio.
E’ inevitabile.
Quando si attua un cambiamento così radicale, non si può pensare di trovarsi di fronte solo il nuovo scenario, tutto nitido, netto, chiaro.
Non è così e non potrebbe esserlo.
C’è stato uno strappo con il passato e con chi non ha voluto credere nel futuro, anche clamoroso per come è avvenuto e per come è stato vissuto in pochi istanti al primo insediamento degli eletti.
Gli strappi sono sempre dolorosi per tutti, perché vanno metabolizzati, devono decantare nelle nostre coscienze perché infine risultino chiari nelle motivazioni che li hanno determinati, sia per coloro che non li avrebbero voluti, sia per coloro che li avevano auspicati.
Ognuno di noi ha fatto le proprie valutazioni sui 15 anni trascorsi e che, pur con qualche modifica di assetto in corso d’opera, hanno visto ai vertici dell’ANICA la sostanziale continuità della stessa classe dirigente.
Ognuno di noi in questi anni si è fatto un’idea sia dei punti di forza che dei punti di debolezza di quella compagine.
Se stessimo soltanto al risultato delle ultime elezioni, si potrebbe erroneamente concludere che l’assemblea degli elettori non abbia voluto riconoscere quanto di buono il precedente Direttivo ha attuato nel suo lungo mandato.
Ragionevolmente dico che non può essere così, sono convinto anzi che l’intero mondo allevatoriale del PSA, sappia molto bene quanto sia stato complicato e difficile traghettare, lungo proprio quegli anni, una piccola associazione di qualche centinaio di appassionati, avente la dimensione di un comodo ed elitario circolo privato, alla dignità di grande associazione che ha un ruolo ed una visibilità nel consesso internazionale e che ha la responsabilità della gestione di interessi ormai pubblici, e per tale ragione, fosse anche solo questa la ragione (e così non è), lo stesso mondo allevatoriale non può che essere grato a quelle persone.
Quello che è successo a mio giudizio è che quel Direttivo ha realmente pensato di aver fatto tutto da solo senza il contributo degli associati e da questi si è pian piano allontanato isolandoli ed isolandosi ritenendo compiuto il proprio mandato, fino all’autocompiacimento, senza più vedere quanto c’era ancora da raggiungere.
Ha fatto cioè il più classico degli errori, quello di non considerare più la nostra Associazione come un organismo vivo, come invece essa senza dubbio è, ma semplicemente un’opera compiuta, un quadro statico.
In un organismo vivo e vitale dove ogni suo componente ha invece delle attese, stimoli, sogni, gli obiettivi da raggiungere sono ancora tanti.
Tanto per citarne qualcuno:
· La semplificazione dei rapporti tra associati e associazione,
· la ricerca di opzioni e condizioni che permettano una riduzione di costi che per molti appaiono oggi prossimi alla insostenibilità,
· l’analisi chiara e senza preconcetti di nuove progettualità in grado di offrire al mercato nuovi spunti,
· la assunzione di nuove responsabilità nei confronti del mondo sportivo per accompagnarlo e sostenerlo nelle sfide con altre realtà allevatoriali straniere per tentare di imporre specialmente nella vetrina internazionale l’allevamento italiano,
· l’impegno ad allontanare la diffusa sfiducia dei piccoli e medi allevatori negli show morfologici offrendo loro la certezza che gli sforzi che compiono possono essere premiati alla stessa stregua di quelli dei grandi allevatori in una sfida leale e corretta, e che perciò possono coltivare la loro passione od il loro lavoro sapendo che non ci sono handicap precostituiti.
Vorrei ora accennare appena ai progetti cui mi piacerebbe dare vita, così come li vedo io.
La maggiore/ minore oppure diversa misura di come potranno essere attuati dipende dalle decisioni che, in modo strettamente democratico, saranno prese nel Consiglio.
Immagino infatti che ogni componente del Consiglio avrà i suoi propri progetti da proporre ed ognuno dovrà essere analizzato con pari attenzione e dignità.
So anche che molte proposte interessanti potranno venire dagli stessi associati che, sono certo, avranno idee da offrire, idee che il Consiglio avrà l’obbligo di valutare.
A) L’allevamento al centro dell’interesse dell’ANICA, la diminuzione dei costi le misure incentivanti, premi, provvidenze, sostegni.
Credo si debba riposizionare l’allevamento al centro degli obiettivi di ogni progetto che l’associazione svilupperà, in modo che il mercato divenga una positiva conseguenza di corrette pratiche allevatorie e non, come è purtroppo in questo momento, la macchina impazzita che traina in modo scomposto l’allevamento verso guadagni tanto vantaggiosi per taluni, quanto illusori per la stragrande maggioranza, lasciando morti e feriti dietro di sé.
L’ANICA d’altronde nasce come associazione di allevatori.
Molti, da tempo si domandano se è possibile diminuire il costo delle tariffe che l’ANICA applica per i servizi che rende agli allevatori. Io non ho ancora il quadro del Bilancio chiaro e quindi non mi avventuro in promesse che forse il Direttivo non potrebbe mantenere, credo però che sarà possibile, anzi necessario studiare forme di semplificazione volte ad eliminare qualche voce di troppo od a ridurne l’impatto sull’allevatore.
Gli show di morfologia, le pratiche sportive come l’endurance, le corse, le gare montate eccetera, rappresentano, in un unico momento, sia la fine che l’inizio di un lavoro circolare necessario a misurare la qualità dell’allevamento italiano e a dettare nuovi traguardi di crescita.
È pertanto essenziale che l’allevatore sia favorito quanto più possibile dall’associazione nel suo impegno.
Deve essere percorsa ogni possibile opzione per conseguire una calmierazione dei costi che egli sostiene, senza deprimere il budget a disposizione della associazione per operare e per sviluppare nuovi progetti.
E’ evidente quindi che si impone l’obbligo di trovare forme complementari, di formazione del Bilancio in termini di budget, rispetto al modello sinora attuato della devoluzione di parte delle tariffe dei servizi che l’ANICA offre ai propri associati.
In una parola si impone la necessità di aggregare, alla causa dell’allevamento del purosangue arabo in Italia, uno o meglio ancora più Sponsor che trovino utile per il loro interesse e qualificante per la propria immagine associare il proprio marchio, per un tempo idoneo allo sviluppo dei progetti che l’ANICA avvierà, ad ogni forma di penetrazione comunicativa che l’associazione potrà garantire, quali gli eventi (show, gare etc..), il Bollettino, le sinergie con magazine di settore, il web e via dicendo.
Non voglio illudere nessuno né tantomeno me stesso, si riuscirà inizialmente forse a costruire un piccolissimo tesoretto (la parola va tanto di moda di questi tempi) che però potrebbe già servire ad alleviare in parte alcuni costi, ad esempio l’ANICA potrebbe impegnarne una piccola quota per concorrere a sostenere una parte dei costi di scuderizzazione negli show, concorrere a rimborsare una quota dei costi di trasporto per le gare di endurance, magari forfettariamente calcolata suddividendo le distanze percorse dalla scuderia al luogo della manifestazione in fasce. Così anche si potrebbe pensare di fare per le gare montate, sulle quali mi soffermerò un poco più avanti.
L’ANICA dovrà chiedere all’UNIRE ed agli ippodromi di consentirgli di supplementare con qualche migliaia di euro i montepremi di quelle 3 o 4 corse di PSA in Italia di maggior rilevanza e di risonanza internazionale previste nel calendario.
E’ chiaro però che io penso di riferire ognuna delle misure al solo allevamento italiano, e quindi ognuna delle sopra appena accennate provvidenze, sostegni o premi, dovranno essere devolute solamente agli allevatori (od ai proprietari se coincidono con gli allevatori) di cavalli PSA nati ed allevati in Italia.
Così, è altrettanto ovvio, che penso di proporre che la supplementazione ANICA nelle corse in piano od i premi ANICA nell’endurance siano da destinare agli allevatori/proprietari dei cavalli nati ed allevati in Italia che abbiano vinto o si siano piazzati, comunque ai primi posti dell’ordine di arrivo, e non di certo a quei cavalli che avranno conseguito piazzamenti non di prestigio.
Tra le ipotesi che, sempre a mio avviso, debbono essere valutate, e sempre in funzione della promozione dell’allevamento italiano, c’è quella di sondare la eventualità di costituire più percorsi durante l’anno per le diverse specialità ( show, corse, endurance) in modo da costituire le tappe di una “COPPA ITALIA” partecipando alle quali puntare a conseguire punteggi in base alle performance acquisite sia dai singoli cavalli che dal marchio allevatoriale, così da giungere, nella giornata della celebrazione dello stesso allevamento italiano che potrebbe essere coincidente col Campionato Italiano di morfologia, a premiare sia il proprietario che l’allevamento che più si sarà distinto nell’anno (l’entità dei premi è ovviamente tutta da stimare).
Quindi una “COPPA ITALIA ANICA di SHOW “, una “COPPA ITALIA ANICA di ENDURANCE”, una “COPPA ITALIA ANICA di GARE MONTATE”, una “COPPA ITALIA ANICA di CORSE”.
Per ogni specialità, sempre così come io immagino la questione, dovrà essere richiesta la partecipazione ad un numero minimo di gare durante l’anno per poter entrare utilmente in graduatoria. Per le gare montate quella giornata dovrebbe, sempre a mio giudizio costituire addirittura la grande finale.
Qualche ritorno al passato e qualche novità
Il passato che, sempre a mio avviso, dovrebbe ritornare è quello delle gare montate.
Molti di voi le chiedono, perché molti di voi sanno che sono, se ben fatte e se ben pubblicizzate, una forte attrattiva verso tutti coloro che non amano lo show morfologico, e non hanno mezzi e tempo per preparare cavalli alle corse od all’endurance, ma che riescono con pazienza, amore e passione a preparare, nei pochi spazi disponibili nei maneggi o nei terreni intorno casa, i propri cavalli, docili e ad un tempo pronti ai comandi come è per l’appunto richiesto dalle varie tipologie di gare montate.
Ancora a mio giudizio, dovremmo allora chiedere agli organizzatori degli show di morfologia di riservare uno spazio-tempo per almeno una gara di barrel ed una gara di wester-pleasure, tanto per cominciare.
Una novità da esplorare e che potrebbe attirare intere famiglie è quella che illustro di seguito.
In un momento di pausa durante il recente show di Menton, il noto handler Frank Boetto, mi ha suggerito di istituire, per ogni appuntamento di show, delle gare per giovani handlers e per handlers dilettanti.
Io credo che questa sia una ottima idea, sia perché sono momenti di vivo divertimento, sia perché si rappresenta al pubblico un approccio gioioso, partecipato coralmente e senza stress particolari, sia perché è un buonissimo modo per fidelizzare i giovani al nostro mondo e per consentire a chiunque di partecipare sentendosi parte dello spettacolo. Credo che se ben organizzato ogni show potrebbe accogliere una gara di ragazzi/e tra i 10 ed i 15 anni con fattrici e due gare di handlers dilettanti divise in una classe stalloni ed una fattrici. Il giudizio dovrebbe riguardare il binomio e non solo il cavallo.
Boetto ha già anticipato tutti realizzando stage itineranti per l’insegnamento del training per lo Show e per l’Handling; ogni altro nostro Handler (ne abbiamo come ben sapete di valore internazionale) potrebbe avviare altri stage, in modo da arrivare capillarmente su tutto il territorio italiano a soddisfare una domanda che sicuramente c’è e va solo scoperta.
Credo che l’ANICA debba, a tali proposte, offrire di slancio il proprio Patrocinio, anche se solo di immagine, essendo peraltro pronta a ritirarlo qualora dovesse venire a conoscenza di fatti che dimostrino che dietro qualche iniziativa si nasconde in realtà solo un mero interesse commerciale.
B) La comunicazione istituzionale e quella mediatica da e verso gli associati
E’ indispensabile che l’ANICA sia percepita dai propri associati come una struttura all’opera per, proteggere l’allevamento, gestire progetti di sviluppo, risolvere necessità e problemi generali e particolari nel rispetto delle regole in vigore, per la revisione di regole anacronistiche e per la scrittura -ove se ne presentasse la necessità- di nuove, ma sempre nell’interesse di tutti e con la massima chiarezza,
Ogni decisione del Direttivo dovrà essere partecipata a tutti gli associati, che quindi dovranno ricevere costante informazione tramite il sito istituzionale.
Ma è evidente che la comunicazione deve fare un salto di qualità e ciò sarà indubbiamente possibile solo avviando, stavolta realmente e senza alcuna indecisione -dopo averne purtroppo negli anni passati solo parlato -, la costituzione di Punti di contatto tra la Associazione e gli associati.
Punti di contatto costituiti da persone di provata esperienza e competenza, di riconosciuta qualità morale, di buona volontà i quali o le quali, attivati, su base volontaristica e senza remunerazione, su territori macro-regionali possano costituire il primo e più comodo riferimento per gli associati che abbiano bisogno di informazioni, di chiarimenti, di ricevere delucidazioni su cosa possono o non possono fare.
Penso cioè ad una specie di U.R.P. (Ufficio Relazioni col Pubblico) spalmato sul territorio che semplifichi la vita agli associati e riduca la necessità di contattare direttamente l’Ufficio di Parma.
Pensate a quante volte l’Ufficio viene chiamato per informazioni generiche che potrebbero rapidamente ed incisivamente essere soddisfatte da gente preparata e disponibile.
Essi per primi saranno i riferimenti per veicolare al Consiglio Direttivo ed all’Ufficio l’ipotesi di nuove iniziative provenienti dagli associati e dal territorio e meritevoli di attenzione, così come saranno il miglior tramite per comunicare maggiori dettagli ed approfondimenti sulle decisioni prese dal Direttivo agli associati che non trovassero esaurienti i comunicati formali dello stesso Direttivo.
Sempre essi potranno, così operando, maturare tutte le cognizioni fondamentali per la gestione dell’Associazione e quindi rappresentare una buona opzione per divenire in prospettiva futura le nuove leve dirigenti l’ANICA.
A proposito di comunicazione- il Bollettino e gli altri Media
Valuto assolutamente necessario che il Bollettino ANICA che raggiunge tutti gli associati sia arricchito con ogni possibile informazione tecnica, sia riguardante l’esito degli show, l’esito delle gare di endurance, le principali e qualificanti performance nelle corse di cavalli nati e allevati in Italia. È importante quindi che il Bollettino faccia un salto di qualità e divenga anche uno strumento di formazione per chi lo riceve.
Io credo fermamente che sia possibile istituire sistemi oggettivi di qualificazione dei cavalli italiani o dei cavalli genitori di cavalli italiani, sia per le loro performance dirette che per quelle che conseguono i loro prodotti (in tutti i settori di interesse: show; corse, endurance etc.. ) potendo quindi un giorno parlare in termini di Rating o se preferite di Indicatori di qualità dei riproduttori stalloni o fattrici.
Una o 2 pagine del Bollettino che cominci a dare informazioni tecniche di questo genere e che popolano una base dati, che si arricchisce nel tempo man mano che si registrano i vari risultati , non può che costituire uno strumento utile agli allevatori.
Non penso certo di trasformare il Bollettino in uno scarno documento di cifre e risultati, ma ai normali resoconti scritti delle gare corredate da belle foto e da qualche nota di colore, deve corrispondere sempre il report degli score negli show, l’ordine di arrivo al palo delle corse con i tempi, l’ordine di arrivo delle gare di endurance magari con ogni informazione tecnica interessante. Saranno ovviamente sempre riservate agli associati che lo desiderassero le pagine pubblicitarie per gli allevamenti.
In questo senso ritengo sia necessario un irrobustimento della redazione con gente capace dedicata ed in grado di rappresentare multi disciplinarmente le varie anime associative ed i diversi interessi. Una redazione che sotto il controllo e la regia del Consiglio Direttivo dell’associazione attui inoltre le più utili sinergie con i magazine a maggiore diffusione anche internazionale come il ben noto TuttoArabi e con le altre realtà di comunicazione mediatica affermate o che si affermeranno per la loro serietà e capillarità, nonché con quelle di interscambio comunicativo sulla rete WEB come quella storica da voi tutti conosciuta come ArabItalia.
Un esempio, quest’ultima, di una visione lungimirante, tra i primi modelli innovativi di comunicazione WEB nel mondo del PSA in Europa che l’amico scomparso Filippo Mileto aveva fortemente voluto, superando di slancio gli scettici, essendo lui, per l’appunto, un uomo di rara perspicacia e sempre un passo avanti a tutti noi.
C) Le Unità tecniche
C’è la assoluta necessità di irrobustire anche le commissioni tecniche, che dovranno essere capaci di suggerire al Direttivo l’adozione di misure, anche pararegolamentari (senza cioè violare i regolamenti che sono di competenza di altre istituzioni – ECAHO, FISE etc.) in grado di favorire lo sviluppo della produzione italiana.
Faccio un solo esempio nel campo dell’attività sportiva e di certo non esaustivo; se si definisse meglio la distribuzione dei premi nelle gare di endurance si potrebbe indurre comportamenti conseguenti indirizzando l’interesse degli allevatori e dei proprietari a coltivare con calma la crescita dei migliori soggetti italiani per gli appuntamenti più qualificanti.
Ciò permetterebbe di presentare alla vasta ribalta internazionale, e dei possibili appassionati acquirenti, un allevamento italiano più solido magari con la pretesa di porsi come punto di riferimento.
L’attuale dispersione del patrimonio alla ricerca del risultato subito ben sappiamo che in realtà è solo un sistema ad eliminazione senza alcun progetto di base.
Ogni commissione (show, endurance etc..) dovrà, sempre a mio giudizio, lavorare informando preventivamente di ogni intenzione ed iniziativa il Direttivo che dovrà prendersi la responsabilità di avallare o rigettare le proposte.
D) Organizzazione degli show
Scopo della associazione dovrà essere quello di favorire quanto più possibile l’iniziativa e non deprimerla affiancando e sostenendo con ogni mezzo l’organizzatore nel proprio impegno, ma del pari, compito dell’associazione dovrà anche essere quello di sostenere la qualità, la trasparenza, la correttezza in genere, intervenendo quindi senza indugi laddove una qualsiasi di queste variabili risultasse al di sotto degli standard attesi, sino a ritirare il proprio appoggio all’organizzazione cancellando l’appuntamento dal calendario delle manifestazioni.
Ritengo sia estremamente utile sostenere inoltre tutte quelle iniziative, che per favore geografico, geomorfologico, logistico siano in grado di organizzare manifestazioni multidisciplinari (show con endurance, show con gare montate, eccetera….)
Ho ben chiaro il fatto che tutto questo deve trovare la giusta quadra anche con il calendario internazionale ECAHO per gli show, con il calendario nazionale FISE, per l’endurance, e così via ed è per questo che particolare cura dovrà essere posta dal Consiglio Direttivo nel valutare ogni proposta, e nel mettere in campo sia per i rapporti internazionali che per quelli nazionali persone capaci, disponibili a fare e soprattutto disponibili a spogliarsi di ogni forma di personalismo per rappresentare solo ed esclusivamente le posizioni dell’associazione.
Giudici degli show in Italia
L’argomento che sto per toccare è uno di quelli per i quali una gran parte della platea, di allevatori e proprietari di cavalli dediti agli show, nutre sentimenti di forte critica e desidera formule di garanzia, di equidistanza, di oggettività, in una parola di trasparenza.
Ho sentito, specialmente in questi ultimi tempi, tante proposte, tra le quali quella che più sembra raccogliere consensi è quella del sorteggio totale.
Vi dico subito che io nutro forti perplessità.
Non è che io non veda come ci sia, sia in Italia che all’estero una preoccupante ripetitività e reiterazione di nomine limitate ad uno striminzito gruppo di giudici.
Neppure credo a chi sostiene, con un po’ di supponenza, che i giudici sono pochi, in quanto pochi sono quelli bravi.
Nonostante tutto quello che si dice, non mi appare possibile imporre ad una qualsivoglia Organizzazione un sorteggio totale, in quanto così facendo si possono determinare, a carico di quella, costi del tutto insostenibili (si pensi ad esempio cosa accadrebbe se dal sorteggio venissero fuori 2 o più giudici di altri continenti, il solo prezzo del viaggio costituirebbe un limite invalicabile per molte organizzazioni)
Tutti noi sappiamo, almeno in linea generale, che i giudici bravi sono quelli che hanno il coraggio delle proprie scelte e sono pronti a spiegarle mettendosi quindi al servizio degli associati e non ricercando vani privilegi per se stessi.
Purtroppo non esiste un metodo obiettivo in grado di sindacare chi è bravo e preparato e chi non lo è, altrimenti alcuni giudici sarebbero stati già da tempo messi a riposo.
Voglio comunque chiarire subito che reputo assolutamente inaccettabile lasciare all’Organizzazione l’onere della scelta dei giudici.
Di fronte all’opinione pubblica solo l’ANICA, come istituzione, può dirsi terza ed estranea ad ogni forma di interesse e pertanto pur convinto della buonissima fede delle varie organizzazioni reclamo, e così spero di convincere gli altri Consiglieri, all’ANICA stessa la responsabilità di assumere questo onere.
Allora, pur convenendo sul fatto che una forma di sorteggio almeno in parte può mitigare la mancanza di un sistema obiettivo di selezione sulla qualità del giudice, ritengo che debba essere studiato un metodo composto e differenziato a seconda del livello ECAHO dello show che preveda un sorteggio guidato che garantisca comunque la assoluta trasparenza delle scelte e non sottoponga l’Organizzazione a spese non sostenibili.
E’ chiaro che l’eventuale minore riuscita dello show non potrà essere imputata all’organizzazione, che comunque manterrà tutte le responsabilità nei riguardi della puntualità e qualità delle attività che ad essa competono da contratto e da regolamento ECAHO.
Non entro nei particolari che pure avrei molto chiari, perché voglio ovviamente discuterne con il resto del Consiglio e sentire il parere di ognuno.
Posso comunque dire che proporrò al Consiglio che qualsiasi giudice sia esso italiano o straniero non dovrà giudicare in Italia sia in show principali che regionali, più di due volte nell’arco dello stesso anno.
Campionato italiano di morfologia
Non ho soluzioni immediate che possano costituire il toccasana per i tanti mal di pancia che in questi anni ho sentito soffrire da handlers, allevatori, proprietari eccetera…
Credo però che una soluzione equa possa essere quella di avviare, dal prossimo anno, una formula di un Campionato italiano itinerante, che tuttavia rispetti anche sostanzialmente la realtà dei bacini territoriali.
Così seppure accarezzo molto l’idea di un Campionato italiano che si svolga finalmente anche nel centro-sud Italia, Sicilia compresa, debbo anche riconoscere che a tale eventualità poi dovrà seguire almeno un doppio appuntamento nel nord Italia, in quanto dai dati dell’Associazione risulta ancora chiaro che esiste uno sbilancio di numeri a favore del nord .
È palese che le candidature dovranno in questo caso offrire tutto il meglio possibile, considerato,come ho in precedenza detto che al Campionato si dovranno strutturalmente associare le grandi giornate delle premiazioni delle varie Coppe Italia e le finali di alcune specialità ( quindi logistiche che offrano opportunità anche per le gare sportive ed una accessibilità per il pubblico massimamente favorevole, pubblico da richiamare con ogni forma di comunicazione possibile)
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Con questo mio scritto sono andato ben lontano dall’esaurire tutte le cose che ci sarebbero da fare.
Mi preme comunque un’ultima considerazione.
Chi era a Parma il 13 giugno scorso ricorderà un mio preciso impegno, e cioè quello di proporre una modifica allo Statuto per far sì che un Consigliere nominato (a qualsiasi carica sia stato poi destinato) non possa ripresentare la propria candidatura dopo aver compiuto due consecutivi mandati.
Dovete sapere che dalla lettura attenta dello Statuto ciò appare quasi impossibile. Sembra quasi che lo Statuto sia blindato, infatti ci vuole per l’approvazione di una sua modifica una assemblea straordinaria in seconda convocazione, con almeno i 2/5 di tutti i voti esprimibili dagli associati (un numero ragionevolmente improponibile).
Stiamo studiando con l’avvocato Pellegrini, il nuovo attivissimo Segretario dell’ANICA, spazi nella giurisprudenza che ci permettano di superare l’attuale blocco.
Ciononostante anche se lo Statuto fa autodifesa, vi dico che non verrò personalmente meno al principio.
Già dalle prossime elezioni, tra tre anni, se questo Consiglio non avrà colto una consistente porzione degli obiettivi che si sarà imposto, mi farò da parte e non mi ricandiderò.
Nel caso invece più auspicabile che il Direttivo riuscisse a tener fede a quanto promesso in termini di attuazione di cambiamenti, di nuovi progetti e di sviluppo del settore, sarò lieto di ricandidarmi, tastando ancora il polso degli associati rispetto al gradimento di quanto avremo fatto, ma certamente solo per un ulteriore mandato, in coerenza con la mia idea della necessità dell’alternanza dei vertici dell’associazione.
Vi ringrazio ancora molto per la fiducia accordata al nuovo Consiglio.
Marco Pittaluga
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